IL PERDONO D’ ASSISI

Da mezzogiorno del primo agosto a mezzanotte del due si può ottenere, una sola volta, l’indulgenza plenaria della Porziuncola. (per sé o per i defunti) CONDIZIONI PER RICEVERE L’INDULGENZA . Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio. . Partecipazione alla Messa e Comunione eucaristica. . Visita ad una chiesa parrocchiale, dove si rinnova la professione di Fede con: . La recita del CREDO per affermare la propria identità cristiana. . La recita del PADRE NOSTRO, per affermare la dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo. . Una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per affermare la propria appartenenza alla Chiesa.

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Intervista a Bartolomeo I, Patriarca ortodosso di Istanbul

Intervista con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I sull’enciclica «Laudato si’» nella quale Papa Francesco lo cita più volte per il suo magistero sulla salvaguardia dell’ambiente: «Ecologia ed economia hanno la stessa radice comune: casa»papa francesco

 

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Il popolo dimenticato del Nepal

imagesLa presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei), a nome dei vescovi, ha voluto rinnovare la profonda partecipazione alle «sofferenze delle popolazioni del Nepal». Per aiutarle, dopo lo stanziamento di tre milioni di euro dai fondi dell’otto per mille, la Presidenza ha indetto una colletta nazionale, in tutte le chiese italiane, domenica 17 maggio. La raccolta vuol essere un «segno della concreta solidarietà di tutti i credenti», si legge nella nota. In un momento di estrema gravità, il Paese asiatico è allo stremo. «Nonostante le permanenti difficoltà di accesso, operatori Caritas hanno potuto raggiungere 4 distretti fuori da Kathmandu: Gorkha, Sindapalchowk, Nuwa kot e Kavre. Intanto prosegue anche la distribuzione di generi di prima necessità nella capitale, in particolare acqua, cibo, teloni e tende per ripari temporanei. Continua a piovere e l’esigenza di ripararsi re sta una priorità per i tanti sfollati ancora in strada».
A fornire l’ultimo aggiornamento è Lilian Chan, di Caritas Au stralia, che fa parte del team a supporto di Caritas Nepal. Di fronte al dramma, la rete Caritas, inclusa Caritas Italiana, ha messo a disposizione oltre tre milioni di euro. Una cifra ingente, ma le necessità restano enormi. Per questo, Caritas Italiana rinnova l’appello alla solidarietà per far fronte ai bisogni crescenti della popolazione colpita. Con 25 euro si possono fornire alimenti essiccati per una famiglia per un mese. Con 10 euro si può assicurare acqua per una famiglia per una settimana; oppure una tenda per ospitare 3 famiglie; o ancora 30 chili di riso, sufficienti per una famiglia per un mese.

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«È bello con Te!»

Il tema della 52° Giornata Mondiale di le vocazioni, che oggi si celebra in tutte le comunità cristiane, è suggerito dalla enciclica di Papa Francesco “Evangelii Gaudium” (nn. 167; 264): «Vocazioni e santità: toccati dalla Bellezza». L’Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni della CEI, lo rilancia nello slogan: «È bello con Te!». Esso esprime la forza e la bellezza della relazione con il Signore Gesù che, toccando ogni cuore umano, continua a chiamare e a spargere con abbondanza i semi della Vocazione. La v ia della Bellezza può essere realmente un cantiere vocazionale sempre nuovo e sempre aperto, per accogliere nuovi cercatori di bellezza e di positività. «Che cos’è la bellezza, che scrittori, poeti, musicisti, artisti contemplano e traducono nel loro linguaggio, se non il riflesso dello splendore del Verbo eterno fatto carne?» (Papa Benedetto XVI). Gesù ha posto la sua tenda tra noi e ha donato se stesso, gratuitamente, per ogni esistenza umana. Nel fascino e nella bellezza di questo amore, oggi come duemila anni orsono,Gesù continua a ripetere: «Vieni e seguimi». «La vocazione è vivere con amore e offrire la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno; questo ci aiuta a diventare santi, ad essere un segno visibile dell’amore di Dio e della sua presenza accanto a ciascuno di noi»
(Papa Francesco).

 

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Divorzio breve, un incivile traguardo

Davvero un bel «traguardo di civiltà» l’approvazione del divorzio breve. Appena sei mesi per seppellire un matrimonio. Un anno se si decide di ricorrere al giudice, ma è facile immaginare che le separazioni giudiziali saranno sempre meno. Quando si ha l’opportunità di risolvere in tempi così rapidi la propria “storia d’amore” appassita, è inutile perdere tempo con contenziosi patrimoniali. Meglio approfittare senza perdersi in chiacchiere della comoda opportunità offerta dalla legge. Prima si decide, prima ci si toglie il pensiero. In attesa che arrivi il cosiddetto divorzio immediato, di cui a lungo si è discusso sia alla Camera che al Senato, che cancellerà qualsiasi residua lungaggine. Infine, di questo passo, sarà la volta della legge che permetterà l’addio istantaneo via sms incrociato, tutt’al più inviando contestualmente una mail all’ufficio anagrafe. Allora, il «traguardo di civiltà» sul fronte del matrimonio e della famiglia – quello evocato ieri dalla relatrice della legge, Alessandra Morani (Pd) e da non pochi altri parlamentari – sarà davvero raggiunto.

E la strategia illuminata grazie alla quale, in pochi anni, è stato smontato il diritto di famiglia, avrà compiuto la sua parabola.
Certo, a quel punto, si renderà necessaria una verifica degli obiettivi realizzati. Se pensiamo che il matrimonio – e la famiglia che da quel matrimonio sboccia – sia un reperto di archeologia sociale, un istituto ormai inadeguato per regolare il traffico impazzito delle relazioni nella nostra fluttuante, capricciosa e scivolosa postmodernità d’occidente, è giusto provvedere alla sua rapida liquidazione. Non avremo altro da fare che procedere a passi spediti sulla strada intrapresa. Lo Stato, come brillantemente sta facendo, si preoccupi di dare rilievo solo agli “affetti”, prosegua nel ribadire la sua estraneità alle reali dinamiche sociali della vita di coppia e mostri rinnovato disinteresse – come finora ha egregiamente fatto – per quelle che sono in difficoltà. Agevoli il più possibile – e anche in questo caso la rotta è quella “giusta” – l’azzeramento delle coppie che si arrendono di fronte alle difficoltà di una struttura sociale che sembra congegnata apposta per rendere impossibile la vita familiare.

Così, rottamato il matrimonio, avremo un’agile e dinamica società di unioni usa e getta, rapporti più flessibili, disimpegnati, quasi fulminei, facilmente smontabili e ricomponibili. Più nessuna implicazione con concetti vetusti e polverosi, come responsabilità, sacrificio, impegno, dedizione, rinuncia. Tutti assolutamente inadeguati per fotografare il nuovo panorama di rapporti rigorosamente al presente, senza passato e senza futuro.

Vogliamo davvero questo? Bene, allora dobbiamo dirci con franchezza che anche la nostra società sarà senza passato e senza futuro perché, al di là di quanto proclamato dalle cosiddette “teorie del gender”, non abbiamo inventato ancora nulla che possa sostituirsi al matrimonio e alla famiglia.

Nulla che più efficacemente dell’amore di una donna e di un uomo uniti in matrimonio possa servire, con l’impegno dentro e fuori casa, con l’apertura alla vita e la dedizione educativa, a costruire il domani di tutti. Il Papa ieri ha ricordato che «dobbiamo trovare un soprassalto di simpatia» per l’alleanza matrimoniale, perché solo quell’alleanza è in grado di «porre le nuove generazioni al riparo dalla sfiducia e dell’indifferenza».

Purtroppo, nel loro forsennato lavoro di accetta contro quel che rimane delle tutele a favore della famiglia, i nostri parlamentari non solo non mostrano alcuna «simpatia» familiare, ma non sembrano neppure rendersi conto della realtà. In Italia, ormai, non stanno precipitando solo i numeri dei matrimoni, ma anche quelli delle convivenze, come se tanti dei nostri giovani avvertissero una profonda allergia – o forse solo un drammatico senso di sgomento – nei confronti di ogni impegno affettivo più approfondito di uno scambio di messaggi su “whatsapp”. Una crisi antropologica che deve interrogarci e preoccuparci. Ecco perché rendere scorrevoli i binari in uscita dal matrimonio, non servirà a costruire reti familiari e sociali più salde, mantenute da persone propositive, convinte della necessità di spendere energie, responsabilità e sacrifici nella tenuta della relazione di coppia.

Servono leggi e provvedimenti che sostengano l’impegno della famiglia e che contribuiscano alla crescita di consapevolezza della coppia. E ci ritroviamo, invece, con norme che, favorendo e incentivando il già drammatico senso di precarietà delle relazioni, finiscono per sancire il malcostume dell’instabilità affettiva e del disimpegno familiare. Questo sì – abbiamo il dovere di gridarlo dai tetti – autentico «traguardo di inciviltà».
Luciano Moia

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